Nosiglia ai giovani a Santena: «Senza Dio non potete essere felici»

NosigliaMercoledì sera 3 aprile, l’Arcivescovo Cesare Nosiglia ha incontrato al Teatro Elios oltre un centinaio di giovani di tutta l’Unità pastorale 57, cui appartengono le dieci parrocchie di Santena, Cambiano, Trofarello, Poirino, Villastellone, Valle Sauglio, Moriondo, Favari, Marocchi e La Longa. Tema dell’incontro: il ruolo dei giovani nella Chiesa e il Sinodo dei giovani che l’Arcivescovo ha indetto in diocesi per gli anni 2012-2014.

«La gioia è al centro della nostra fede – ha spiegato mons. Nosiglia ai presenti – Il Vangelo è una buona notizia: quella di Cristo risorto. Non fatevi rubare la speranza. La speranza umana è esaltata dalla fede nella risurrezione. La morte è l’antisperanza. Dalla risurrezione di Cristo nasce una speranza certa: la fede cristiana parla di vita, non di morte. Ecco la buona notizia!». Ecco allora l’iniziativa del Sinodo diocesano dei giovani: «Il Sinodo è un’iniziativa che ho voluto perché i giovani tornino a essere protagonisti della speranza». Ma cosa significa questo? In che modo?

«La fede deve diventare relazione: non basta una conoscenza intellettuale di Cristo – ha spiegato l’Arcivescovo – Gesù è certo in ciascuna delle persone che incontriamo, nei poveri, in chi amiamo. Ma col Signore bisogna incontrarsi, parlare, anche discutere. Non basta fare delle cose. Ci vuole una relazione sincera, profonda con lui. È importantissimo il servizio agli altri, ma l’amore per Gesù Cristo è ciò che fonda tutto il resto. La nostra fede è una persona, non un insieme di dogmi o di regole morali da osservare».

Quindi mons. Nosiglia ha incalzato i ragazzi: «Voi giovani dovete dare ragione della vostra vita. Dovete prendere la parola. E allo stesso tempo ascoltare chi vi precede, chi ha più esperienza di voi. Ciascuno deve metterci del proprio. Voi come giovani dovete mettere nella vita della Chiesa il vostro entusiasmo. Dateci una mano per rendere la Chiesa sempre più bella, sempre più viva! Ma come portare frutti in questo senso? Camminando insieme come Unità pastorale. E soprattutto con attenzione a tutti i giovani che sono “extra”, che non frequentano le parrocchie. Bisogna avere il coraggio di dire ciò in cui crediamo. Solo così potremo invogliare chi incontriamo a cercare la vera felicità. Perché chi non possiede Dio nel cuore, è senza senso della vita. Quando la discoteca chiude, quando gli amici non sono più intorno… è il vuoto. Ma attenzione che da soli non combiniamo niente. Bisogna collegarsi insieme. Si accende certo una luce, ma… questo non basta. Dobbiamo essere Chiesa, tutti insieme».

A giudicare dai commenti dei giovani presenti, la serata è stata davvero interessante: «Mi hanno colpito le risposte dettagliate che il vescovo ci ha dato e soprattutto l’umiltà di mettersi al livello dei giovani», commenta Pietro Maggio. Concorda Elena Bevilacqua: «È impressionante la sua semplicità e la forza dell’annuncio e quante energie vengono spese per i giovani dalla diocesi, come per l’organizzazione del Sinodo». Così anche per Ivano Arduini: «Anche a me colpisce il modo di parlare semplice e diretto del nostro vescovo: riesce a dare l’immagine della Chiesa vicina alle questioni della vita di tutti i giorni». Mentre Alessia Murabito rileva che «il linguaggio del vescovo è semplice ma non banale. C’era interesse e un’aria familiare non da ‘riunione’».

Fabio Parola scende ancora più in profondità: «Stasera mi è molto piaciuto sentire la voglia profonda dei giovani di fare qualcosa, anche se non si sa bene cosa, ma sentire che la Chiesa dei giovani c’è ed esiste, e che a mio parere è proprio quella su cui bisogna puntare!! Idee innovative, più vicine a loro che magari persone adulte non potrebbero neanche immaginare». Il riferimento è certo alla presentazione che don Luca Ramello, neo direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, ha fatto dei materiali del Sinodo e delle iniziative collegate (che sono visitabili collegandosi al sito www.upgtorino.it). Soddisfatta anche Novella Tesio: «Mi ha colpito la voglia del vescovo che i giovani mettano del loro nella Chiesa e non abbiano paura di testimoniare la loro fede negli ambienti in cui vivono. E la necessità di una fede vissuta e non solo teorica». Gloria Villa invece pensa che «abbiamo bisogno di persone che ci ricordino l’importanza del nostro ruolo e la responsabilità che Dio ci ha dato nei confronti degli altri. E  il nostro vescovo ha dimostrato di essere per noi un’ottima guida per questa nostra missione così importante».

Riflette pure Stefano Bertero: «Una delle cose che mi ha colpito di più è il fatto che ancora una volta ho capito che tutti possiamo rendere la Chiesa migliore, contribuendo sempre di più alla sua apertura verso il mondo e soprattutto verso coloro che non credono e che sono “contro”, facendo proposte e dando suggerimenti. Un’altra cosa bella è stato vedere come il vescovo ci abbia incoraggiato ad andare oltre ai pregiudizi e alle critiche cercando di guardare la vita con gioia e speranza e capendo che ciò che conta alla fine di tutto è colui in cui crediamo, cioè Cristo». Dentro al coro ancora Francesco Maggio: «Mi ha sicuramente colpito la capacità del vescovo di saper parlare con e per i giovani, sapendogli far capire di puntare molto su di loro e di volergli trasmettere fiducia e voglia di mettersi in gioco con la propria fede!».

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